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Fondamentali di valanghe per l'escursionismo estivo

La valanga è comunemente associata all'inverno. Ma chiunque frequenti i rifugi di alta quota tra aprile e luglio sa che la neve — e i suoi pericoli — è ancora presente in quantità significativa. Le valanghe di neve umida primaverile, le cornici residue sulle creste e i ponti di neve sopra i crepacci glaciali sono rischi reali che richiedono conoscenza e rispetto anche nella stagione "non invernale".

Le valanghe di neve umida primaverile

In primavera e inizio estate, il ciclo termico diurno è il principale fattore di rischio valanghe. Di notte le temperature scendono sotto zero: la neve si indurisce, il manto diventa stabile. Con il sole del mattino la temperatura risale, la neve si ammorbidisce progressivamente e inizia a perdere coesione. Dalle 10:00 in poi, sui versanti soleggiati, il rischio di valanga di neve umida (wet snow avalanche) aumenta rapidamente.

Le valanghe di neve umida hanno caratteristiche diverse da quelle di neve polverosa invernale: scendono lentamente, si fermano su pendii meno ripidi, ma sono pesantissime (fino a 400 kg/m³) e praticamente impossibili da sopravvivere se si è travolti. La regola pratica è semplice: stare sui versanti esposti al sole solo nelle prime ore del mattino, prima che la neve si addolcisca.

Il bollettino valanghe (disponibile su meteoswiss.admin.ch per la Svizzera, meteo.fr per la Francia, lawine.report per l'Austria) è attivo anche in primavera e indica il grado di pericolo, il tipo di valanga atteso e l'esposizione più pericolosa. Leggerlo prima di ogni giornata in quota, anche in giugno.

Le cornici residue

Le cornici di neve — accumuli aggettanti formatisi sopra le creste durante l'inverno dai venti dominanti — possono persistere fino a luglio o agosto sulle creste settentrionali. La cornice non è visibile dall'alto: cammina sulla cresta e non sai che stai camminando su un aggetto che può cedere. Il cedimento di una cornice non è necessariamente catastrofico per chi la percorre (se è piccola e si è lontani dal bordo) ma può innescare una valanga sul versante sottostante.

La regola per le cornici residue: mantenere sempre una distanza di sicurezza dal bordo della cresta pari ad almeno due o tre volte l'altezza visibile dell'accumulo. In caso di dubbio, aggirare la cornice percorrendo il versante opposto.

Il ciclo gelo-disgelo e il ghiaccio rotto

Il ciclo giornaliero di gelo e disgelo crea superfici di neve ghiacciata al mattino presto — particolarmente pericolose su sentieri ripidi e esposti. Un trekker che cade su neve dura inclinata a 35° può raggiungere velocità di 60-80 km/h prima di fermarsi contro la roccia. I ramponcini da escursionismo (sei o dieci punte leggere) sono utili in questa condizione; i ramponi alpini completi sono necessari per pendii ripidi e lunghe traversate su ghiaccio.

Portare sempre ramponcini in uno zaino di alta quota da giugno a luglio, anche se la quota non richiede attrezzatura tecnica. Le sezioni di neve dura all'ombra o su versanti nord possono presentarsi senza preavviso in giro anche estivo.

I ponti di neve sui crepacci

I ponti di neve — lastre di neve che coprono i crepacci glaciali — si formano in inverno e si indeboliscono progressivamente con il calore estivo. In primavera molti ponti sono ancora solidi; in luglio-agosto i ponti residui possono essere fragili, con crolli improvvisi. Sul ghiacciaio dell'Aletsch, sul ghiacciaio di Otemma, sui ghiacciai dell'Ortles e del Monte Rosa, i ponti di neve sono un fattore di rischio anche per escursionisti ben acclimatati.

La regola per i ponti di neve su ghiacciaio è camminare in cordata con corda tesa (non in bozzolo) e distanza di 8-12 m tra i componenti. Chi cade in un crepaccio deve poter essere trattenuto dalla cordata; chi tiene la cordata deve avere la tecnica di frenata con piccozza pronta. Il corso ARTVA (ricerca sotto valanga) e il corso di ghiacciaio sono il minimo per chi frequenta rifugi su ghiacciaio.

Le neve bagnata glaciale

La neve bagnata sulle superfici glaciali inclinate — lo strato superficiale di ghiaccio ammorbidito dall'acqua di fusione — è scivolosa in modo inaspettato. Anche piccole inclinazioni (20-25°) diventano pericolose quando la superficie è uno strato millimetrico di acqua su ghiaccio. I ramponi su neve bagnata non mordono come su neve asciutta o ghiaccio pulito.

La via di discesa dai rifugi di alta quota spesso attraversa pendii di neve di questo tipo nelle ore pomeridiane. Scendere prima del riscaldamento mattutino, o aspettare che la neve si sia completamente ammorbidita e poi solida di nuovo la sera, sono le strategie più sicure.

Conclusione

Il rischio valanga in estate non è zero: è ridotto rispetto all'inverno ma non scomparso. La consapevolezza del ciclo termico, la lettura del bollettino valanghe anche fuori stagione, il rispetto delle cornici e dei ponti di neve, e la conoscenza delle tecniche di soccorso base (ARTVA, pala, sonda) sono parte dell'equipaggiamento mentale dell'escursionista responsabile in alta quota. Usare la mappa per identificare i rifugi nelle zone ad alto rischio valanga.

Pianifica il prossimo viaggio

I rifugi nelle zone di alta quota dove il rischio valanghe è rilevante sono visibili sulla mappa interattiva.

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